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1. CULTO PETRARCHESCO A PADOVA
Dopo
numerosi ma brevi soggiorni, iniziati a partire dal 1349, quando gli fu
concesso un canonicato nella cattedrale, Francesco Petrarca fissò
stabilmente la sua residenza a Padova (e poi ad Arquà) solo per gli
ultimi sei anni della sua lunga vita. Egli era allora, senza dubbio
alcuno, il più famoso e rispettato intellettuale di un’Europa che
proprio e soprattutto per opera sua andava aprendosi alla grande stagione
dell’Umanesimo latino.
La
scelta del Petrarca segnò per Padova una svolta culturale di cui, a sei
secoli di distanza, ancora dura l’eco: al poeta, nella città del "suo" Tito Livio, fu tributato un vero e proprio culto, sostanziato di
ammirazione, imitazione e studio. Ne sono testimonianza - giusto per
ricordare alcuni episodi notissimi - la preziosa edizione padovana del Canzoniere
e dei Trionfi uscita nel 1472
dalla bottega di Bartolomeo Valdezocco e Martino “de Septem Arboribus”;
le accademie sorte lungo il Cinquecento ai margini dell’Università e
sulle orme del magistero di Pietro Bembo; l’ancora utile Petrarcha
redivivus di Giacomo Filippo Tomasini (1635); gli studi ottocenteschi
di Antonio Meneghelli e Antonio Marsand. Nel corso del Novecento, poi, a
conferma di un interesse mai sopito, sorsero a Padova associazioni di
studiosi o di semplici appassionati che si riunivano anche, quando non
principalmente, nel nome del Petrarca. È su questo retroterra, qui
tratteggiato a larghissime linee, che si innesta l’Ente Nazionale
Francesco Petrarca.
2. FONDAZIONE DELL'ENTE
Pur
essendo già attivo dalla fine degli anni Sessanta con la denominazione di
Centro studi petrarcheschi, l’Ente nella sua forma attuale nacque nel
1971 come fondazione privata, grazie ad una dotazione versata per una metà
dal Comune e per l’altra dalla Provincia di Padova, e fu regolato
l’anno stesso da un proprio statuto. Era alle porte il centenario
petrarchesco del 1974 e si voleva che a quelle celebrazioni Padova
partecipasse con iniziative scientificamente non effimere. Il modo
migliore per attuare questo proposito parve quello di chiamare subito a
far parte del Consiglio direttivo studiosi di sicura competenza, che
potessero autorevolmente indirizzare l’attività dell’Ente. Questi
furono Umberto Bosco, di cui basta ricordare il completamento
dell’edizione critica delle Familiares
avviata da Vittorio Rossi; Paolo Sambin, medievista e paleografo, nonché
massimo conoscitore degli archivi padovani; Antonio Enzo Quaglio, cui fu
inizialmente affidata la segreteria scientifica e che nel 1972, chiamato a
Vienna, preferì rassegnare le dimissioni dall’incarico. In quello
stesso 1972 entrò nel Consiglio direttivo Giuseppe Billanovich, il
maggior studioso del Petrarca latino. Alla morte di Umberto Bosco, nel
1988, fu chiamato a sostituirlo Giuseppe Frasso, che già da un
quindicennio collaborava con l’Ente. Nel 1999, infine, a Paolo Sambin
dimissionario è subentrato Gino Belloni.
3. STRUTTURA DELL’ENTE
Quanto
alla sua struttura, l’Ente si articola in quattro organi.
Consiglio
direttivo
Presieduto
fin dalla fondazione da Luigi Gui, è composto da dieci membri: il
presidente stesso; tre studiosi del Petrarca (Giuseppe Billanovich,
Giuseppe Frasso, Gino Belloni); il Rettore dell’Università di Padova;
il Sindaco di Padova; il Presidente della Provincia di Padova; il Sindaco
di Arquà Petrarca; il Dirigente del Dipartimento Attività Culturali
della Regione del Veneto; il Soprintendente ai Beni ambientali e
architettonici del Veneto orientale.
Consulta
scientifica
Raccoglie
attualmente 33 studiosi italiani e stranieri, quasi tutti specialisti del
Petrarca, del petrarchismo o della storia letteraria e culturale italiana,
specialmente fra il Tre e il Cinquecento.
Giunta
della Consulta scientifica
Organismo
agile, formato da tre studiosi (Manlio Pastore Stocchi, Giovanni
Santinello, Giuseppe Velli), affianca il Consiglio direttivo nella
programmazione dell’attività scientifica.
Collegio
dei revisori dei conti
La
gestione amministrativa e contabile dell’Ente è sottoposta al controllo
di tre revisori dei conti, nominati rispettivamente dall’Università di
Padova, dal Ministero dei beni culturali e ambientali e dalla Regione del
Veneto.
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